STANZA

Sapore di art déco

Si è sfumata la notte ed ecco le tue parole che tornano. Giacciono i miei hobby e i restauri con ancora impresso l’odore del mio lavoro, il colore del legno che rinasce. Ne seguo i contorni. Il mio grembiule e i guanti posati sul tavolino, i barattoli delle cere accanto. Il tuo gesticolare, il tuo profumo ovunque. Ancora qualche nota della tua musica che regna nella stanza dei restauri. Sapore di art déco, sapore di pittura. Immagine di mercati, mobilio posato sui marciapiedi dove passo con gli occhi attenti e mi soffermo su un qualcosa che ruba la mia attenzione, che trasferisco idealmente in quella stanza… dove fuori dalla finestra c’è il mare. Sì, me lo dovevo stanotte il mio profumato passatempo. Anche se c’è di meglio probabilmente. Ma fa bene, mi nutre l’anima. E non immagini quanto vorrei farmi vedere all’opera da te. Farti seguire tutto quello che faccio. E ti saluto così stamani.

Con un bacio di follia, che lancio dalla stanza dove dorme il mio hobby. Accanto alla tazza di caffè caldo che mescola il suo fumo con quello della prima sigaretta, giocando nell’aria come un segnale di vita e non di solo fumo. 

 

DISTRATTA ©

FINO ALL’ANIMA

Stamani non lo so, c’è qualcosa di strano che non so. L’aria puzza di scirocco e la luce che questo giorno esala è inconciliabile con quella dei miei occhi. Ho chiamato appena sveglia. Ho chiamato subito dopo il primo caffè. Anche per lui è una giornata no, questa. La nausea lo accompagna dalle prime ore del mattino e schizzerei di gioia se, per una volta, avessi la certezza che tra poco passa. Credo invece che questa gioia non si presenti mai più. Ci sono dei momenti, durante la giornata, in cui mi chiedo se ci sia qualcuno che riesca a comprendere il valore della vita e la fortuna dell’esser sano. L’importanza di star bene. Se c’è la consapevolezza che ogni rito quotidiano, ogni semplice gesto banale e scontato possa essere per altri un’utopia, un qualcosa d’irraggiungibile, d’inverosimile ormai. Quando lascio la sua stanza, e sono sempre l’ultima a farlo, i suoi occhi mi penetrano fino all’anima. Son occhi tristi, dolorosi, impauriti, lucidi, fendenti. Lacerano ogni più piccolo millimetro della mia testa, della mia pelle, dei miei pensieri, del mio stomaco. E’ un sottile masochismo che mi concedo ogni volta che esco da lì. Voglio che quello sguardo sia solo per me e per nessun altro. Così, devastante e indissolubile. Domani starò con lui qualche ora in più. Da sola. Domani partirò da sola. Perché sento che quelle ore a breve, non ci saranno più. Non voglio svegliarmi dopo con l’angoscia di non aver speso abbastanza tempo con lui. Utopia. Utopia anche questa. Perché so, che succederà lo stesso. Non gli porterò foto o disegni della piccola e nemmeno racconterò domani delle giornate che si trascorrono qui. Porterò solo me stessa e quello che io e lui siamo stati in tutti questi anni. I giorni passati. Il nostro vissuto. Voglio strappargli un sorriso invocando quelle cose che gli ho tenuto nascosto fin da bambina. Domani questo gli vorrò portare. Domani questo mi vorrò concedere. 

 

DISTRATTA 2009

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