SOGNO LUCIDO

SOGNO LUCIDO (déjà vu)

Mi alzo all’alba di questo nuovo giorno e mentre il fumo del mio caffè s’impasta, con quello della prima sigaretta, mi appoggio alla finestra. Riflessa nel vetro, intravedo la mia immagine e non c’è nessuno, vicino a me, a osservare questo chiarore. Il buio, che fino a un istante prima avvolgeva, come un manto scuro, la spiaggia, ora si straccia, si stempera, dissipandosi come fosse carta che incendia su un fuoco esile che va rafforzandosi a ogni respiro. Un fulgore inatteso mi afferra all’improvviso con tutto il suo infinito candore. Il sole mi ammalia ma i suoi primi raggi, ancora lievi, non riescono a scaldarmi il viso.

Come il pensiero di te accanto a me.

 

DISTRATTA

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SOGNO LUCIDO

 

Mi alzo all’alba di questo nuovo giorno e mentre il fumo del mio caffè s’impasta, con quello della  prima sigaretta, mi appoggio alla finestra. Riflessa nel vetro, intravedo la mia immagine e non c’è  nessuno, vicino a me, a osservare questo chiarore. Il buio, che fino a un istante prima avvolgeva,  come un manto scuro la spiaggia, ora si straccia, si stempera, dissipandosi come fosse carta che  incendia su un fuoco esile che va rafforzandosi a ogni respiro. Un fulgore inatteso mi afferra  all’improvviso con tutto il suo infinito candore. Il sole mi ammalia ma i suoi primi raggi, ancora lievi,  non riescono a scaldarmi il viso. 

Come il pensiero di te, accanto a me.

 

DISTRATTA

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