SESSO

STRANO UNIVERSO MASCHILE 4

 

Una mia amica, Julia, mi ha inviato il testo che segue. Quando ho tentato di entrare in contatto con lei per sapere se ne fosse l’autrice, lei era in viaggio, e non so esattamente quando torna.

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Amiamo gli uomini perché non riescono a fingere un orgasmo, anche quando lo vogliano.

Perché non ci capiranno mai, e comunque continuano a tentare.

Perché riescono ancora a vedere la nostra bellezza, anche quando noi non siamo più capaci di crederci.

Perché ne capiscono di equazioni, politica, matematica, economia, e ignorano il cuore femminile.

Perché sono amanti che riposano solo quando noi otteniamo (o fingiamo) il piacere.

Perché sono riusciti a elevare lo sport a qualcosa di simile a una religione.

Perché non hanno mai paura del buio.

Perché insistono a riparare cose che sono di là delle loro capacità, e vi si dedicano con lo stesso entusiasmo di un adolescente e si disperano quando non riescono.

Perché sono come le melagrane: in gran parte è impossibile digerirle, ma i semi sono deliziosi.

Perché non si fermano mai a parlare di quello che il vicino può pensare.

Perché noi sappiamo sempre quello che stanno pensando, e quando aprono bocca, dicono esattamente ciò che immaginavamo.

Perché non hanno mai lontanamente immaginato di torturarsi con i tacchi alti.

Perché adorano esplorare il nostro corpo e conquistare la nostra anima.

Perché una ragazzina di 14 anni può lasciarli senza parole, e una donna di 25 riesce a domarli senza grande sforzo.

Perché sono sempre attirati dagli estremi: opulenti o ascetici, guerrieri o monaci, artisti o generali.

Perché fanno il possibile e l’impossibile per tentare di nascondere le loro fragilità.

Perché la paura più grande di un uomo è di non essere uomo – cosa che non passa mai per la testa di una donna (non essere una donna).

Perché finiscono sempre il cibo che c’è nel piatto, e non si sentono in colpa.

Perché trovano notevolmente divertenti degli argomenti assolutamente privi d’interesse, come quello che è successo in ufficio o le marche delle automobili.

Perché sono dotati di spalle su cui riusciamo ad addormentarci senza grande sforzo.

Perché sono in pace con il proprio corpo, tranne piccole e insignificanti preoccupazioni per quanto riguarda calvizie e obesità.

Perché hanno un coraggio impressionante davanti agli insetti.

Perché non mentono mai sulla loro età.

Perché, nonostante tutto ciò che tentano di dimostrare, non riescono a vivere senza una donna.

Perché, quando diciamo a uno di loro “io ti amo”, ci chiedono sempre di spiegargli esattamente come.

 

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L’ANIMALE MORENTE

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Consuela non è come le altre. Non ha l’aria di una studentessa, non di una comune studentessa, per lo meno. Non è una mezza adolescente, non è una ragazza sbracata, sciatta, pullulante di “cioè”. È raffinata nel parlare, misurata, e il suo portamento è perfetto: sembra che sappia qualcosa della vita degli adulti, oltre a stare seduta, stare in piedi e camminare. Come entri nell’aula, capisci che questa ragazza o la sa più lunga delle altre o a questo aspira. Il modo in cui si veste, per esempio. Non è proprio quella che chiameremmo eleganza, la sua, e non ha sicuramente nulla di vistoso, ma, tanto per cominciare, Consuela non è mai in jeans, stirati o gualciti che siano. Ha una camicetta di seta color panna sotto un blazer di buon taglio blu con i bottoni d’oro, una borsetta marrone con la patina della pelle più costosa e un paio di stivaletti alla caviglia intonati alla borsetta, e porta una sottana di maglia grigia un po’ elastica che rivela le linee del suo corpo con tutta la malizia che può metterci una sottana come quella. I capelli sono acconciati con naturalezza, ma con cura. Il colorito è pallido, la bocca arcuata, anche se le labbra sono piene, e la fronte è tondeggiante, una fronte levigata di un’eleganza brancusiana. La camicetta di seta è slacciata fino al terzo bottone, e questo ti permette di vedere che Consuela ha due seni prepotenti, bellissimi. Noti subito il solco tra i seni. E vedi che lei lo sa. Vedi che, nonostante la compostezza, la meticolosità, lo stile cautamente soigné (o forse proprio per questo), Consuela è cosciente del proprio fascino. Viene alla prima lezione con la giacca abbottonata sopra la camicetta, ma cinque minuti dopo se l’è già tolta. Quando guardo di nuovo dalla sua parte, vedo che se l’è rimessa. In questo modo capisci che è cosciente del suo potere, ma che ancora non sa come usarlo, non sa cosa farne, non sa nemmeno quanto lo desidera. Quel corpo le riesce ancora nuovo, deve ancora metterlo alla prova, ci sta ragionando su, un po’ come un ragazzo che cammina per la strada con una pistola carica e deve ancora decidere se andare in giro armato per difendersi o per iniziare una vita di delitti.

 

(L’animale morente, Philip Roth) 

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