REALTA’

Ovunque tu sia.

Ho creduto che non ce l’avrei fatta a rinunciare a te per sempre. La tua morte è stata una perdita devastante. Un dolore impossibile da sopportare. Ci ho messo tanto a elaborare. A comprendere. A fare i conti con la realtà. Fino ad accettarla, anche. Mi hanno aiutato. E’ così che lentamente son risalita babbo, ancora una volta. Non accetto ancora, però adesso comincio ad apprendere, che la tua vita è stata un dono d’amore che mi ha fatto crescere.

ciao babbo, ovunque tu sia.

 

B.

IL NATALE per me. (deja vù)

 

E NON CHIEDETEMI PIÙ COSA VOGLIO A NATALE

CHE TANTO NESSUNA STELLA COMETA

MI PUO’ ACCONTENTARE

E’ UN GIORNO QUALUNQUE

SCONTATO E BANALE

MA AD OGNI COSTO DA DOVER FESTEGGIARE.

QUEL CHE MI MANCA 

E’ ORMAI IMMATERIALE

E DIAMINE CHE NIENTE E NESSUNO

ME LO PUO’ RIPORTARE.

QUANDO UN CUORE E’ FERITO E LACERANTE 

NON C’È FESTA NÉ DOLCI

E NEMMENO SPUMANTE

CHE RIPORTI GIOIA E PACE INTERIORE

MENTRE IMPASTO TEMPO E RICORDI 

INSOFFERENTE 

AL FLUIRE DELLE ORE.

BADA, SON PROPRIO CONTENTA

PER CHI CI POSSA RIUSCIRE

IO PERÒ NEPPURE

SE UN CRISTO MI VENISSE A BENEDIRE.

LASCIO AI BAMBINI

(COM’È GIUSTO CHE SIA)

LA SPERANZA E L’ALLEGRIA

SOGNI, MITI, FAVOLE E REGALI

IO HO UN’ ALTRA REALTÀ TRA QUESTE MANI.

DICE CHE BISOGNA ESSER TUTTI UN PO’ PIU’ BUONI

INVECE IO DICO D’ESSER MENO COGLIONI.

RIFIUTO IN ASSOLUTO  

QUESTO SACRO “ALTRUI BUONISMO”

CHE AHIMÈ CAMPA SOLO UN GIORNO

PER POI ALLE CAZZATE

TUTTI SVELTI  FAR RITORNO.

SI LO SO. 

SON CRUDA E FREDDA

ANZI GLACIALE.

MA CHE VOLETE FARCI QUESTO PER ME È IL NATALE

 

 

DISTRATTA

TEMPO (rewind)

 

LASCIATE CHE VI DICA QUEL CHE PENSO

MENTRE IL FUMO DELLA MIA CICCA

CHE SALE SU A RILENTO

OSTINATO

TENTA CERCHI PERFETTI

MA IN REALTA’ SON DENSI DI MILLE DIFETTI

E PUR TANTO BISLACCHI

DA SEMBRARE

I MIEI VARI PENSIERI DISTRATTI.

OGGI

IO VOGLIO SPEZZARE UNA LANCIA A FAVORE

DI CHI COME ME NON RINCORRE LE ORE

NE I GIORNI, NE I MESI

E MANCO GLI ANNI

COL FIATO CORTO E LA VITA ZEPPA D’AFFANNI.

COSÌ MENTRE VOI TUTTI CORRETE E CORRETE

(EH… NON ME NE VOLETE)

IO MI GUSTO L’ALBA CHE ARRIVA

E CREDO DI ESSERE SEMPRE LA PRIMA

 FISSANDO

DAL MIO ABITUALE SCALINO

UN SOLE TIMOROSO CHE FA CAPOLINO,

VOLGENDO LO SGUARDO

ALLE ALI CHE SPIEGA UN GABBIANO

 NELL’ORIZZONTE NEANCHE TROPPO LONTANO,

E COME OGNI MATTINA

ANNUSARE L’ODORE DEL MARE

CHE SPESSO SOLO IO POSSO ABBRACCIARE.

COSI’ SENZA LA VOSTRA FRETTA ED IMPELLENZA

VIVO LA NUOVA GIORNATA

 ECCO LA DIFFERENZA. 

ANNIENTANDO OROLOGI E LANCETTE

PERCHE’ DEL TEMPO CHE SCORRE RIFIUTO MANETTE.

SON LIBERA DI COMANDARE LO SCORRERE DELLE ORE

NON ESSERE SCHIAVA

DI OGNI AMBIGUO ACCELERATORE,

CHE ALTRIMENTI PRIGIONIERA MI FAREBBE SENTIRE

 DALLO SCROSCIO DEI MINUTI, NON MI FACCIO PUNIRE.

COL TEMPO LOTTATE VOI ALTRI.

VOI CHE ANDATE SEMPRE DI CORSA.

TANTO PRIMA O POI

LA VITA CHE E’ TRASCORSA

 CI DARA’ A TUTTI LA STESSA MEDAGLIA…

UN PEZZO DI MARMO E DU’ FIORI  

SOTTO UN SOLE CHE ABBAGLIA

 

DIS.

CONTROVENTO (déjà vu)

 

Ora smetti di frugare

rovistare e ispezionare.

Non c’è nulla da stanare.

Annaspando nel mio folle, immenso, mare

rischi solo di affogare.

Ne son certa

(e lo dico per il tuo bene)

come il sangue che mi scorre nelle vene.

Hai creduto chissà cosa

hai pensato chissà che

Ma te lo dico onestamente:

ciò che provi te da parte mia non c’è!

Cerchi l’amore e quello vero

ma stai mischiando il bianco al nero

vedi cose inesistenti e lo dichiari ai quattro venti.

Ho altro cui pensare

mica ho tempo per giocare.

Nello spirito e nel corpo

sei rimasto a un punto morto.

Non confondere i tuoi pensieri

non son più quella di ieri.

Troppo tempo è già passato

cresci adesso e prendi fiato!

Guarda in faccia la realtà per un momento

stai nuotando controvento.

Sei un ricordo solamente

che non cancello dalla mente

ma ripongo in fondo al cuore

se non fa rima con…

  amore 

 

 

 DISTRATTA 

PROFONDITÀ INFINITE

opera di Giorgio Butinitempo scultura di Giorgio Butini

 
 
Oscillo irrequieta
giocando me stessa
schiacciata da un’isterica fretta
raggirando vecchie ferite.
Freno la mia scioltezza
serrandomi
in altrui dorate gabbie
dove non scorgo per me
ne tempo ne spazio
ma solo profondità infinite.
Mi fletto.
Mi raggomitolo.
E contorcendomi chino la testa
per oltrepassare l’effimera realtà
che non mi appartiene
per immergermi poi 
con infinita dolcezza
nel buio di me stessa
 
 
DISTRATTA

FALLIRE

Dai miei pensieri zampillava solamente tortura pura della sua realtà. Per un certo periodo sono stata inequivocabilmente certa che avesse dovuto provare un pentimento illimitato per aversi dato una fine, assolutamente convinta che quel fatto l’avesse potuto recludere
 ad una segregazione assoluta, nel mondo immateriale, molto più ampio di quello saggiato in vita. Sicura (perfino) che stesse sperimentando
 un’inquietudine ancora più gigante di quella già sofferta. Violentemente all’origine mi han guidato una miriade d’interrogativi. Mi son chiesta perché aveva angosciato così a lungo. Perché io ero stata incapace di scorgere un vero aiuto.
Perché tutto il mio sapere aveva fallito. 
E con me pure la fede e il farmaco e le istituzioni, avevano fallito. In quel momento mi fermai alla prima domanda. E lì, ancora adesso
 son rimasta.

 

DISTRATTA

.

 

 

LA LUNA BLU

 

Così, viaggiando nel tempo, nei giorni, conosci milioni di anime. Ci parli, sorridi, le guardi, di tanto in tanto ti fermi, ricambi gli sguardi. Poi però riprendi il tuo cammino. D’improvviso ne incontri una che stravolge il senso del tuo percorso per sempre, mobilita inevitabilmente le vecchie prospettive territoriali e oserei dire anche l’origine del tuo cielo, la direzione dei tuoi occhi. Dopodiché nulla sarà più maledettamente uguale. Mai più. E nel preciso istante in cui te ne accorgerai, capirai perché da tutto il resto sei sempre andato via. 

 (Massimo Bisotti) 

.

AMMASSO

 

La tua esistenza è stata un’ipotesi. Chi spira da vecchio è un ammasso di passato. Si pensa a quello e appare ciò che sia stato. Si pensa a te e compare quello che avresti potuto essere. Sei stato e resterai un ammasso di opportunità. Quando reclamo un suggerimento, le tue soluzioni mi appagano più di quelle che otterrei da tutti loro. I dissolti sono loro. Te sei partecipe, sei quel libro che mi parla, quando serve. Il tuo suicidio non è stato anticipato da tentativi a vuoto, non avevi timore della morte, l’hai accelerata ma senza desiderarla veramente. 

Non hai sconfessato la vita.

Hai affermato il tuo amore per l’incognito, scommettendo che lì, sarebbe stato meglio che qui. Transitavi per intere giornate serrato in camera, perché superfluo trovarti tra mura meno tranquillizzanti delle tue. Ti era sufficiente concepire villeggiature già vissute in passato. Spagna, Olanda, Sestriere, magari una surfata a Porto Vecchio. La tua determinazione di estinguere il mondo, sottrae a farlo a chi è rimasto.

Nell’arte togliere corrisponde a perfezionare, e te svanendo, ti sei immortalato in una magnificenza negativa. 

Hai reso più vigorosa la vita di chi è sopravvissuto. Se la noia minaccia e l’assurdità della vita abbaglia, basta ricordarsi di te, e quella pena di Esistere pare migliore all’angoscia di non esserci più. Ciò che te non vedi più, noi si vede. Ciò che tu mai più senti, noi si ascolta, ciò che tu mai più fischietterai, noi si canticchia. La gioia delle cose semplici appare nella luce del tuo ricordo. Sei la luce scura ma intensa, che torna a illuminare quel giorno che non si riesce più a vedere.

 

 

DISTRATTA

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PENSIERI DISTRATTI

MI AFFACCIO AL DI LA' DELLA MIA APPARENZA. DIS.

 

Per un certo periodo son stata inequivocabilmente certa, che stesse sperimentando un’inquietudine, ancora più imponente di quella sofferta. Computavo che quel fatto l’avesse potuto recludere ad una segregazione assoluta, nel mondo immateriale, molto più ampio di quello saggiato in vita. Ero convinta che avrebbe dovuto sperimentare un illimitato pentimento per aversi dato una fine. Zampillava dai miei pensieri solo tortura pura, della sua realtà. Violentemente all’origine mi ha guidato una miriade d’interrogativi. Mi son chiesta perché aveva angosciato così a lungo. Perché ero stata incapace di scorgere un vero aiuto. Perché tutto il mio sapere aveva fallito. E come me pure la fede, il farmaco. Perché le istituzioni avevano fallito. Mi fermai alla prima domanda. 

E li, ancora adesso, son rimasta.

 

DISTRATTA