PAOLO CONTE

LINFA VITALE (adesso rientro sul mio scoglio)

 

Stamani la trasformazione totale di me stessa… però te lo dovevo sai. E’ stato, sotto un certo punto di vista, anche divertente. Se non ridicolo. Ho gettato sul letto i miei inseparabili diesel e la metamorfosi di me stessa ha preso vita. Il vestitino di Armani che fa tanto “perbene”, un po’ di tacco, i capelli raccolti, l’inerente e fedele portatile sottobraccio et voilà. Son partita. Stavolta ho abbandonato sullo scoglio il fuoristrada e ho guidato la tua macchina. Ricordo ancora il tuo sorrisetto compiaciuto quando un anno fa la portasti a casa. Finalmente lo sfizio dopo una vita di lavoro. La guidavo e pensavo a questo stamani e a quanto te la sia goduta poco. Come la vita stessa, del resto. Ho messo su la tua musica, quella che hai lasciato dentro, il cd suonava Paolo Conte e mentre guidavo, ascoltavo e riflettevo. Riflettevo di come quest’avvocato di mezz’età ci abbia accompagnato nel corso della vita con le sue note ironiche e fendenti in tutte queste situazioni di merda. Ho bussato, c’era silenzio. Ho bussato ancora e fatto il mio ingresso. Stupore di tutti, babbo e forse anche un po’ mio. Al tuo posto c’era il vice, quello da te scelto un tempo, quando stavi bene, quanto te eri te, quello che doveva sostituirti se te non potevi o non volevi. Ricordo chiedevano, negli ultimi giorni del tuo vivere, che tu scegliessi un nuovo presidente per risolvere i problemi nel caso che tu, avessi ritardato il tuo rientro. Hai giocato d’astuzia e intelligenza fino in fondo. La stessa che ti ha sempre contraddistinto dalla massa. Da tutti loro. Dicesti che tu eri e tu restavi. Sapevi perfettamente che non saresti mai più uscito da lì, da quella stanza, ma avevi già preso tutto in considerazione.

Adesso mi rendo conto che niente hai lasciato in sospeso, hai pensato a tutto anche alla più piccola cosa. Ecco la meraviglia del gruppo stamani. Nessuno aveva valutato che te avevi scelto me, e in realtà nemmeno io babbo. Proprio no. Sono consapevole dei miei limiti, tu invece non lo sei mai stato, hai sempre avuto fiducia e stima di me. Ma so che quello raffigurato stamani non è il mio mondo. Però mi sono presentata e ti faresti una grassa risata se io adesso potessi raccontarti l’espressione sbalordita delle loro facce. In ogni modo, è andata.

Faccio rientro al mio scoglio ora. Riprendo quella che sono, quello che mi appartiene da sempre. Rimpatrio tra le mie piante, i miei colori, le mie tele, i miei tramonti silenziosi. Ritorno alla mia sabbia fine, alle mie notti bianche, ai miei jeans e agli stivali ignoranti, al mio mare in tempesta e alla pace che regna sovrana. Riconsegnandomi al mio mondo e al sorriso di mia figlia. Unica linfa vitale di tutto quel caos che io sono.

 

 

DISTRATTA2010

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