LINFA VITALE

E distratta prende il volo.

“Il mio desiderio è fuggire.
Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo.
Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni.”

da “Il libro dell’Inquietudine”
di Fernando Pessoa.

Sei come le stelle

 

Succede, che la mattina, svegliandomi, riesco a sentire battere il cuore e sento che in me c’è anima. Ammiro il cielo e le cose stupende della vita (quelle rimaste), però quando chiudo gli occhi io vedo solo il tuo sguardo. Ecco che il mio pensiero è per te, babbo.

L’amore che mi hai dato mi ha cambiato la vita ed è l’impulso col quale vernicio i miei pensieri.

Non posso vedere le tue espressioni o sentire ancora il tuo abbraccio, ma tutto è statico, nei ricordi. Son stata fortunata nell’averti come genitore.

Perché adesso, se io mi sento ricca, è grazie a te. Adesso lo so.

Per aver avuto sempre qualcosa da imparare. Ricca per aver ricevuto sempre e costantemente la tua considerazione.

Sei come le stelle. Hai espanso la tua luce molto prima di poterla realmente vedere.

Son convinta che nella mia immortalità avrò ancora lo spazio del mio tempo con te.

Non so, dove stai adesso, ma non m’importa.

Perché so che alla fine arriverò da te, accanto a quella luce particolare che diffondi.

Quella che mi setaccia il cuore e modifica la vita.

Quella che adesso vive in me.

 

 

DISTRATTA

Distrattamente

La mia vita complicata lo è sempre stata.

Fino a quando quel giorno t’incontrai senza vederti e ti parlai senza mai sentirti. Più nulla fu la stessa cosa. Ogni cosa che facevo, che pensavo, che dicessi o che vedevo, io lo facevo attraverso i tuoi occhi. Il cielo oggi è molto più blu. Ora vedo. Vedo e posso apprezzare i colori di un tramonto, l’odore del mare, il silenzio della notte, il sorriso di un bambino e quanta energia vitale da un piccolo gesto che prima davo per scontato. A volte, distrattamente, mi perdo nel trambusto della vita quotidiana. Il lavoro, le commissioni, il traffico, le bollette… ma la sera nel buio della mia stanza, ancora una volta ti guardo senza vederti, ti sento senza poterti ascoltare.

Sei la mia schiavitù, sei la mia libertà

 Sei la mia schiavitù, sei la mia libertà

Sei la mia carne che brucia

Come la nuda carne delle notti d’estate

Sei la mia patria

Tu, con i riflessi verdi dei tuoi occhi

Tu, alta e vittoriosa

Sei la mia nostalgia

Di saperti inaccessibile

Nel momento stesso

In cui ti afferro.

 Nelle mie braccia tutta nuda

La città la sera e tu

Il tuo chiarore l’odore dei tuoi capelli

Si riflettono sul mio viso.

 Di chi è questo cuore che batte

Più forte delle voci e dell’ansito?

È tuo è della città è della notte

O forse è il mio cuore che batte forte?

 Dove finisce la notte

Dove comincia la città?

Dove finisce la città dove cominci tu?

Dove comincio e finisco io stesso?

 Il vento cala e se ne va

 Lo stesso vento non agita

Due volte lo stesso ramo di ciliegio

Gli uccelli cantano nell’albero

Ali che vogliono volare

La porta è chiusa

Bisogna forzarla

Bisogna vederti amor mio,

Sia bella come te, la vita

Sia amica e amata come te

 (Nazim Hikmet)

Profumo di mare


Il mare profuma le strade dell’isola, oggi: il maestrale apre i pori della pelle, lava la faccia alle case, spacca le onde e la rotta. A terra, aspettando che la forza del vento si consumi.

 Emil Cioran, da “Quaderni”