ETERNA PRESENZA

Cinque lettere

E’ eccessivamente breve

ma sorveglia tutto.

Esprime la materia

il respiro, l’esistenza,

l’inscindibile mio essere.

Lo sento come il temperamento del sangue.

Lo respiro come il cielo.

Lo trattengo nella parte più profonda di me.

Così come si trattiene un concetto.

Poche cose valgono di più per me.

Non è una voce

ma innegabilmente

un indefinibile vincolo

da cinque lettere.

 

DISTRATTA ©

 

 

Nella precarietà di un istante

 

La noia si scaglia e si aggrappa a questa pelle

afferrandomi la mente

come fosse sisma sulla cima di un vecchio chiodo

che sostiene il quadro oramai sbiadito

di questo passato mio viso, già ieri indagato.

Dissipando troppi sbagli e tante promesse

strappo il dovere amplificando il piacere della mia ossessione

per uno spettro dagli occhi di mare

(scolpito già nella precarietà di un istante)

che seducente mi sostiene e mi avvolge,

sfoderando un pugnale che poi affonda nell’anima.

Rispecchiando finalmente il suo volto agghiacciante.

 

 

DISTRATTA

 

Ancora potrei

Se tu mi venissi incontro
Con la mano tesa
Ancora potrei, con un nuovo slancio,
Afferrarla e stringerla.
Come allora.
Ma di te, di te fratello mio,
Mi circondano sogni
Barlumi
Fuochi senza fuoco
Del passato.
La memoria svolge e riavvolge immagini.
Ed io stessa non sono già più
Che l’annichilente nulla del pensiero.

 

DISTRATTA 

L’ultima foto

 

Ecco ancora i tuoi occhi che appaiono nel loro colore vero, in quest’ultima foto che ho di te. Ci passa dentro tutto il nostro mare e la misura reale di quanto noi siamo lontani, belli ermetici e chiusi a custodire, oltre le pupille, tutto quello che è stata la tua vita da cui non esce un sospiro, un lamento e nemmeno una gioia. Rimane tutto là dentro perché gli occhi parlano e sono inequivocabili. Sempre.

Occhi così diversi dai miei che sono meno nobili, che sono più nomadi e sono certamente figlia del mare. E tu del cielo. Ti mando un bacio, un abbraccio che diventa immagine lasciandoti un po’ di me. Anche se par poco per quello che hai lasciato te.

DIS.

Claudiamore

Tu sulle mie spalle sotto i mille castagni  

e le tue piccole mani strette nelle mie 

camminando unite verso casa.

Tutto il mondo sta già sotto di te, amore mio.

Sentiti al sicuro, non ti farò cadere, stanne certa.

E quando la sera ti senti stanca,

sprofonda la faccia contro le mie spalle.

Ci sono le mie braccia a circondarti.

Sono l’ombrello che ti ripara dalla pioggia.

Raggomitolati  sotto la mia maglia.

Appoggiati a me quando scende la notte.

Sentiti sicura e protetta.

Spazzo via io le tue paure, le ombre sulla parete,

i fantasmi e il buio. Sono io la tua luce.

Aggrappati a me, che tutto piglia il giusto spessore.

Sono io il tuo scudo. Contro tutto, contro tutti.

Mi rimpiccolisco ora alla tua misura

e a dismisura, pari al tuo crescere,

mi allargherò.

Sentiti sempre ricca, tu che puoi,

di questo mio amore

incomparabile e senza riserve,

che solo tu sei capace a estrapolare.

Sentiti sempre ricca.

Come lo sono io guardando nei tuoi occhi

belli come il mare, unici da amare.

 

La tua mamma distratta

 

NEL SILENZIO

Sento il tuo odore su questa pelle ormai snervata. Nei miei occhi, colmi di te, la luce è fuggita via. Respiro della tua aria, ed è per questo che ancora son viva. Nel silenzio di queste voci ascolto quelle parole dette e non capite. Paura ne sento fin troppa ma non esiste nulla che riesca a farmi smettere. In questo tramonto io vivo, in quello di ieri sarei voluta solo morire. Di notte, mentre cammino distratta, vorrei sentire solo la tua bocca  e nel buio mi sfamo di quei sorrisi che mi offri di giorno. Se non in questa, in un’altra vita le nostre anime staranno assieme e potrei svanire dalla tua vita anche tra qualche ora, ma mai potrò cancellarti dalla mia. Sei quella luce che scatena l’alba nuova. Sei quell’angelo che vive dentro di me. 

 

DISTRATTA

QUELLO CHE TI CHIEDO

 

Non importa che non ti abbia,

non importa che non ti veda. 


Prima ti abbracciavo, prima ti guardavo,

ti cercavo tutto, ti desideravo intero. 


Oggi non chiedo più né alle mani, né agli occhi,
 le ultime prove. 


Di starmi accanto
 ti chiedevo prima, 


sì, vicino a me, sì, 
sì, però lì fuori. 


E mi accontentavo di sentire che le tue mani mi davano le tue mani, 


che ai miei occhi
 assicuravano presenza. 


Quello che ti chiedo adesso è di più,

molto di più, che bacio o sguardo: 


è che tu stia più vicino a me,

dentro. 


Come il vento è invisibile, pur dando la sua vita alla candela. 


Come la luce è quieta, fissa, immobile,

fungendo da centro che non vacilla mai

al tremulo corpo di fiamma che trema. 


Com’è la stella, presente e sicura, 


senza voce e senza tatto,

nel cuore aperto, sereno, del lago. 


Quello che ti chiedo è solo che tu sia anima della mia anima, 


sangue del mio sangue dentro le vene. 


Che tu stia in me come il cuore mio che mai vedrò,

toccherò 


e i cui battiti non si stancano mai 


di darmi la mia vita fino a quando morirò. 


Come lo scheletro, il segreto profondo del mio essere,

che solo mi vedrà la terra, 


però che in vita è quello che s’incarica di sostenere il mio peso, 


di carne e di sogno, di gioia e di dolore 


misteriosamente 


senza che ci siano occhi che mai lo vedano. 


Quello che ti chiedo

è che la corporea 
passeggera assenza, 


non sia per noi dimenticanza,

né fuga, né mancanza:

ma che sia per me


possessione totale dell’anima lontana,

eterna presenza.

 

 

(P. Salinas)