DEPRESSIONE

Ovunque tu sia.

Ho creduto che non ce l’avrei fatta a rinunciare a te per sempre. La tua morte è stata una perdita devastante. Un dolore impossibile da sopportare. Ci ho messo tanto a elaborare. A comprendere. A fare i conti con la realtà. Fino ad accettarla, anche. Mi hanno aiutato. E’ così che lentamente son risalita babbo, ancora una volta. Non accetto ancora, però adesso comincio ad apprendere, che la tua vita è stata un dono d’amore che mi ha fatto crescere.

ciao babbo, ovunque tu sia.

 

B.

Nel muto rigore di una notte

Nel muto rigore di una notte

vidi la mente mia allontanarsi.

Con lei partirono percezioni e desideri

vincoli e certezze.

Pure i sorrisi fuggirono

appresso alle verità

e la sfortuna ai ricordi.

La vita tutta da me si estraniò

lasciandomi immemore.

Potere più non ebbi

su me stessa.

A lungo ho atteso la riconciliazione

dispersa

come petali di fiore che il vento strappa

  

  

DISTRATTA

Nel muto rigore di una notte

   

Nel muto rigore di una notte

vidi la mente mia 

allontanarsi.

Con lei partirono percezioni e desideri

vincoli e certezze.

Pure i sorrisi fuggirono

appresso alle verità

e la sfortuna ai ricordi.

La vita tutta  

da me si estraniò

lasciandomi immemore.

Potere più non ebbi  

su me stessa.

A lungo ho atteso la riconciliazione

dispersa

come petali di fiore che il vento strappa

 

DISTRATTA

Occhi (rewind)

 

Negli occhi avevamo lo stesso colore

i tuoi si son chiusi

nei miei ci sguazza il rancore.

Racchiudono ancora

i nostri muti discorsi e quei mille segreti

 che tengo al riparo

da altri occhi indiscreti.

A differenza del corpo

l’anima non è mai sepolta

e stanotte i tuoi occhi li ho guardati

ancora una volta.

Così nuovamente ci siamo parlati

 e gettati sul letto, ci siamo abbracciati.

L’aria leggera e rassicurante

te dolce e per nulla distante

come se il tempo si fosse fermato

impertinente

 al giorno prima del niente.

A quel giorno del vuoto assoluto 

che te hai lasciato

quando da sola mi hai abbandonato

per destino crudele

o per  ‘sta vita puttana  

che t’è stata infedele.

Adesso che è quasi mattino

sei tornato al tuo mondo

ma io ancora ti sento vicino.

Sento il tuo sguardo rassicurante

che mai m’è stato distante,

 così appieno rivivo i tuoi occhi di mare

– che se tutto mi han tolto –

parecchio mi han saputo dare.

Il giorno ormai ha inizio 

e ancor di più coccolare voglio quel vizio:

infilarmi grossi occhiali scuri

affinché i segreti nostri siano più sicuri.  

 

 

DISTRATTA

FULIGGINE

 

La notte avvolge

come fuliggine

gli ultimi scampoli di luce.

Le lampade fioche

riflettono immagini aliene.

Ma tu non ci sei.

Non sei nella luce delle lampade.

Non sei nella fuliggine della notte.

Ma vibrante nel vento

riecheggia il tuo canto.

 

DISTRATTA

LUCIDA SOLITUDINE

IL GRIDO, Giorgio ButiniIL GRIDO. Scultura di Giorgio Butini

 
 
Al risveglio
distesa al buio
il mio pensiero fluisce come acqua
ma s’intorbida
appena mi alzo.
La brutalità del giorno
disperde
l’accurata chiarezza
che mi appartiene di notte.
Il torpore dei miei cari mi assicura la lucida solitudine.
Di giorno le persone
son muri che mi scindono
impedendomi di udire
ciò che ascolto di notte:
la voce del mio cervello.
Tu ed io conversavamo di notte.
Col solo limite dell’alba.
E gelidamente statica
ogni notte
ancora ti ascolto.

 

DISTRATTA 2010

 

L’APPELLO

MENTE? ASSENTE!

CORPO? ASSENTE!

VOLONTÀ? ANNULLATA. 

Certo, certo. Ogni ferita col tempo tende a cicatrizzare. Perfino il lutto. Nella depressione invece, c’è l’impossibilità di separarsi dalla persona scomparsa. E’ un monotono, ossessivo, farvi riferimento. E’ un continuo ritorno a un mondo perduto. Gli interessi sono bloccati. La vita si ferma. La ferita resta aperta, sanguinolenta e insanabile. Almeno finché, la malattia non è curata. La depressione è una malattia del cervello, arriva inattesa e imprevista. Arriva un giorno all’improvviso. Di colpo. E diamine che lo so. Oppure, senza un motivo comprensibile, si può insinuare piano piano, subdolamente. Lo so che vivere accanto ad una persona depressa o eccitata per settimane o mesi è molto difficile. Ed è molto difficile perché ogni consiglio, ogni provvedimento, ogni pungolo, cade nel nulla. Tutto resta o ritorna pesantemente come prima. Per questi motivi vivendo con un depresso ci si sente scoraggiati e frustrati ed è facile anche incappare nell’errore di prendersela con la persona depressa, incolparla per la mancanza di miglioramenti, perché “non vuole collaborare” … “non vuole fare”. E’ vero.

Ma cazzo, non vuole perché non può.

La depressione è una malattia che annulla la volontà. Ecco. E questo è il concetto di base che i familiari e gli amici devono tener presente, se non per capire (ma capire può solo chi l’ha provata) almeno per affrontare questa “incomprensibile” malattia.

 E non pensare che sia un turbamento da poco

Sentirsi rubare l’anima e anche il corpo,

Senza sapere dove vada

Chi la rapisce

E per quale motivo.

 DIS. 

   

Disegnato su Mac

di  MARCO TURONI

IN BILICO SUL VUOTO

Si è proteso su degli abissi. Ha rischiato più volte di cadere. Ma alla fine non è precipitato. In bilico sul vuoto, non ha conosciuto la caduta. Ci sono stati cedimenti, sbandamenti, delusioni, scoramenti, ma la vita l’ha sempre avuta vinta.

 (P. Besson)

Vero. Verissimo. Ma adesso stacco la spina per un po’. Perché stare in bilico sul vuoto è dispendioso. Molto.

Bacio.

 DISTRATTA  

   

Il fatto più strano e illogico è che nonostante che lo so, continuo a fare debiti con me. Vivere non è facile. 

CHIASSO A PERDERE

Malamente si trascinano

solo abbandonate incoerenze.

Naturali percezioni

d’inappaganti mutamenti viscerali dei ricordi.

Tue sconvenienti sparizioni

rimorchiano percettibili ritorni

privi di espressione

(poiché orgogliosi)

togliendomi il sapore del poter assimilare di te

fresche emozioni.
 


Sulla punta delle dita tastare

ancora vorrei

quel sentimento che ci siamo spartiti

rallentando questo domani

troppo vicino

fatto ormai solo di chiasso a perdere.

 

DISTRATTA

 

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