CERVELLO

LUCIDA SOLITUDINE

IL GRIDO, Giorgio ButiniIL GRIDO. Scultura di Giorgio Butini

 
 
Al risveglio
distesa al buio
il mio pensiero fluisce come acqua
ma s’intorbida
appena mi alzo.
La brutalità del giorno
disperde
l’accurata chiarezza
che mi appartiene di notte.
Il torpore dei miei cari mi assicura la lucida solitudine.
Di giorno le persone
son muri che mi scindono
impedendomi di udire
ciò che ascolto di notte:
la voce del mio cervello.
Tu ed io conversavamo di notte.
Col solo limite dell’alba.
E gelidamente statica
ogni notte
ancora ti ascolto.

 

DISTRATTA 2010

 

L’APPELLO

MENTE? ASSENTE!

CORPO? ASSENTE!

VOLONTÀ? ANNULLATA. 

Certo, certo. Ogni ferita col tempo tende a cicatrizzare. Perfino il lutto. Nella depressione invece, c’è l’impossibilità di separarsi dalla persona scomparsa. E’ un monotono, ossessivo, farvi riferimento. E’ un continuo ritorno a un mondo perduto. Gli interessi sono bloccati. La vita si ferma. La ferita resta aperta, sanguinolenta e insanabile. Almeno finché, la malattia non è curata. La depressione è una malattia del cervello, arriva inattesa e imprevista. Arriva un giorno all’improvviso. Di colpo. E diamine che lo so. Oppure, senza un motivo comprensibile, si può insinuare piano piano, subdolamente. Lo so che vivere accanto ad una persona depressa o eccitata per settimane o mesi è molto difficile. Ed è molto difficile perché ogni consiglio, ogni provvedimento, ogni pungolo, cade nel nulla. Tutto resta o ritorna pesantemente come prima. Per questi motivi vivendo con un depresso ci si sente scoraggiati e frustrati ed è facile anche incappare nell’errore di prendersela con la persona depressa, incolparla per la mancanza di miglioramenti, perché “non vuole collaborare” … “non vuole fare”. E’ vero.

Ma cazzo, non vuole perché non può.

La depressione è una malattia che annulla la volontà. Ecco. E questo è il concetto di base che i familiari e gli amici devono tener presente, se non per capire (ma capire può solo chi l’ha provata) almeno per affrontare questa “incomprensibile” malattia.

 E non pensare che sia un turbamento da poco

Sentirsi rubare l’anima e anche il corpo,

Senza sapere dove vada

Chi la rapisce

E per quale motivo.

 DIS. 

   

Disegnato su Mac

di  MARCO TURONI

LUCIDA SOLITUDINE

 

Al risveglio

distesa al buio

il mio pensiero fluisce come acqua

ma s’intorbida

appena mi alzo.

La brutalità del giorno disperde

la chiarezza notturna

che mi appartiene di notte.

Il torpore dei mie cari

mi assicura la lucida solitudine.

Di giorno le persone

son muri che mi scindono

impedendomi di udire

ciò che ascolto di notte:

la voce del mio cervello.

Tu ed io

conversavamo di notte

col solo limite dell’alba.

E gelidamente statica

ogni notte

ancora ti ascolto. 

 

 

 

 

DISTRATTA

 

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