CAPITOLO

AMMASSO

 

La tua esistenza è stata un’ipotesi. Chi spira da vecchio è un ammasso di passato. Si pensa a quello e appare ciò che sia stato. Si pensa a te e compare quello che avresti potuto essere. Sei stato e resterai un ammasso di opportunità. Quando reclamo un suggerimento, le tue soluzioni mi appagano più di quelle che otterrei da tutti loro. I dissolti sono loro. Te sei partecipe, sei quel libro che mi parla, quando serve. Il tuo suicidio non è stato anticipato da tentativi a vuoto, non avevi timore della morte, l’hai accelerata ma senza desiderarla veramente. 

Non hai sconfessato la vita.

Hai affermato il tuo amore per l’incognito, scommettendo che lì, sarebbe stato meglio che qui. Transitavi per intere giornate serrato in camera, perché superfluo trovarti tra mura meno tranquillizzanti delle tue. Ti era sufficiente concepire villeggiature già vissute in passato. Spagna, Olanda, Sestriere, magari una surfata a Porto Vecchio. La tua determinazione di estinguere il mondo, sottrae a farlo a chi è rimasto.

Nell’arte togliere corrisponde a perfezionare, e te svanendo, ti sei immortalato in una magnificenza negativa. 

Hai reso più vigorosa la vita di chi è sopravvissuto. Se la noia minaccia e l’assurdità della vita abbaglia, basta ricordarsi di te, e quella pena di Esistere pare migliore all’angoscia di non esserci più. Ciò che te non vedi più, noi si vede. Ciò che tu mai più senti, noi si ascolta, ciò che tu mai più fischietterai, noi si canticchia. La gioia delle cose semplici appare nella luce del tuo ricordo. Sei la luce scura ma intensa, che torna a illuminare quel giorno che non si riesce più a vedere.

 

 

DISTRATTA

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