BUIO

Parlo alla luna

Ho amato l’energia dei tuoi occhi

ne ho amato la loro luce

che spaccava la notte

mi chiedo dove sei.

Spesso.

Ti ho smarrito nell’inganno di un’estate

che s’ ingoiò le stagioni a venire

e con loro il mio cuore fracassato.

Ho amato i tuoi mezzi sorrisi

la tua follia, le tue mani ossute dormendoti accanto

pur sentendomi sola.

Dov’è la tua vita adesso.

E ogni sera parlo alla luna

cercando segnali di te

che da pietra miliare d’allegria

ne sei diventato pietra sacrale.

 

DISTRATTA

Ho vissuto

 

 ABBRACCIO

 

Vicino al mare questa notte ho vissuto con te.

Tra il piacere e il torpore

tra la fiamma e la pioggia.

Forse il mio sogno ti inseguiva

quando ancora non esistevi.

Quando senza percepirmi

viaggiai al tuo fianco

e i tuoi occhi inseguivano

ciò che ora

ti do a cuore aperto.

Questa notte ho vissuto con te

mentre il tuo braccio mi accerchiava le spalle.

Neppure il sonno e nemmeno il buio

sopportavano di dividerci.

E svegliandomi

accogliere il tuo bacio

bagnato dall’alba

come se mi arrivasse

da questo mio mare

che sempre mi circonda

 

 

 

 

Nel muto rigore di una notte

   

Nel muto rigore di una notte

vidi la mente mia 

allontanarsi.

Con lei partirono percezioni e desideri

vincoli e certezze.

Pure i sorrisi fuggirono

appresso alle verità

e la sfortuna ai ricordi.

La vita tutta  

da me si estraniò

lasciandomi immemore.

Potere più non ebbi  

su me stessa.

A lungo ho atteso la riconciliazione

dispersa

come petali di fiore che il vento strappa

 

DISTRATTA

LUCIDA SOLITUDINE

IL GRIDO, Giorgio ButiniIL GRIDO. Scultura di Giorgio Butini

 
 
Al risveglio
distesa al buio
il mio pensiero fluisce come acqua
ma s’intorbida
appena mi alzo.
La brutalità del giorno
disperde
l’accurata chiarezza
che mi appartiene di notte.
Il torpore dei miei cari mi assicura la lucida solitudine.
Di giorno le persone
son muri che mi scindono
impedendomi di udire
ciò che ascolto di notte:
la voce del mio cervello.
Tu ed io conversavamo di notte.
Col solo limite dell’alba.
E gelidamente statica
ogni notte
ancora ti ascolto.

 

DISTRATTA 2010

 

PROFONDITÀ INFINITE

opera di Giorgio Butinitempo scultura di Giorgio Butini

 
 
Oscillo irrequieta
giocando me stessa
schiacciata da un’isterica fretta
raggirando vecchie ferite.
Freno la mia scioltezza
serrandomi
in altrui dorate gabbie
dove non scorgo per me
ne tempo ne spazio
ma solo profondità infinite.
Mi fletto.
Mi raggomitolo.
E contorcendomi chino la testa
per oltrepassare l’effimera realtà
che non mi appartiene
per immergermi poi 
con infinita dolcezza
nel buio di me stessa
 
 
DISTRATTA

L’APPELLO

MENTE? ASSENTE!

CORPO? ASSENTE!

VOLONTÀ? ANNULLATA. 

Certo, certo. Ogni ferita col tempo tende a cicatrizzare. Perfino il lutto. Nella depressione invece, c’è l’impossibilità di separarsi dalla persona scomparsa. E’ un monotono, ossessivo, farvi riferimento. E’ un continuo ritorno a un mondo perduto. Gli interessi sono bloccati. La vita si ferma. La ferita resta aperta, sanguinolenta e insanabile. Almeno finché, la malattia non è curata. La depressione è una malattia del cervello, arriva inattesa e imprevista. Arriva un giorno all’improvviso. Di colpo. E diamine che lo so. Oppure, senza un motivo comprensibile, si può insinuare piano piano, subdolamente. Lo so che vivere accanto ad una persona depressa o eccitata per settimane o mesi è molto difficile. Ed è molto difficile perché ogni consiglio, ogni provvedimento, ogni pungolo, cade nel nulla. Tutto resta o ritorna pesantemente come prima. Per questi motivi vivendo con un depresso ci si sente scoraggiati e frustrati ed è facile anche incappare nell’errore di prendersela con la persona depressa, incolparla per la mancanza di miglioramenti, perché “non vuole collaborare” … “non vuole fare”. E’ vero.

Ma cazzo, non vuole perché non può.

La depressione è una malattia che annulla la volontà. Ecco. E questo è il concetto di base che i familiari e gli amici devono tener presente, se non per capire (ma capire può solo chi l’ha provata) almeno per affrontare questa “incomprensibile” malattia.

 E non pensare che sia un turbamento da poco

Sentirsi rubare l’anima e anche il corpo,

Senza sapere dove vada

Chi la rapisce

E per quale motivo.

 DIS. 

   

Disegnato su Mac

di  MARCO TURONI

ARABA FENICE

 

Ti ho sognato Marco.

Eri incantevole e vero.

Accantonando questa notte

i tuoi soliti silenzi

ti sei concesso in questo sogno

come mai avevi fatto.

Abbandonando i timorosi sorrisi

che portavi addosso

come un’araba fenice sei risorto dalla tua cenere

nel buio di queste ore,

costantemente presente e vivo

ancora una volta

per rivelarti a me

come poche volte c’è stato concesso

da questo tempo prepotente e spiccio.

Riconciliato

con la sorte avversa

che divenne padrona di te stesso.

Giocoso e leggero

hai guidato il mio risveglio trasportandomi

inconsistente

verso l’alba che sorge.

 

 

 

 

 

DISTRATTA

SCORIE

 

Inconsapevole 

se questa notte ho immaginato o dormito

o se ho solo macchinato.

In queste ore che pareva non finire mai

la mente mi ha gingillato su e giù tra i ricordi

frugando con prepotenza

nel castello di muti ricordi

stracciando la tolleranza del sonno

con chiasso e bestemmie

scartocciando immagini

di momenti mai sedati

come scorie 

sull’abisso dell’anima.

 

DISTRATTA

 .

LUCIDA SOLITUDINE

 

Al risveglio

distesa al buio

il mio pensiero fluisce come acqua

ma s’intorbida

appena mi alzo.

La brutalità del giorno disperde

la chiarezza notturna

che mi appartiene di notte.

Il torpore dei mie cari

mi assicura la lucida solitudine.

Di giorno le persone

son muri che mi scindono

impedendomi di udire

ciò che ascolto di notte:

la voce del mio cervello.

Tu ed io

conversavamo di notte

col solo limite dell’alba.

E gelidamente statica

ogni notte

ancora ti ascolto. 

 

 

 

 

DISTRATTA

 

.

NEL BUIO

LA MORTE SOSPIRA

 

La luce cerca nella mente

scrutando ogni crespa

del pallido suo sipario.

Sogno me stessa

mentre senza sosta

osservo le mani mie sparire del tutto.

Mantengo il controllo.

La morte sospira

come un ambasciatore,

con il naso agganciato a un bavero di malvagità,

che indiscutibile punta verso me.

Appare un secondo e procede oltre.

E nel buio,

nel seno tra il giorno e la notte,

il mondo seguita la sua incessante andatura. 

 

 

DISTRATTA