BAGLIORE

Sei come le stelle

 

Succede, che la mattina, svegliandomi, riesco a sentire battere il cuore e sento che in me c’è anima. Ammiro il cielo e le cose stupende della vita (quelle rimaste), però quando chiudo gli occhi io vedo solo il tuo sguardo. Ecco che il mio pensiero è per te, babbo.

L’amore che mi hai dato mi ha cambiato la vita ed è l’impulso col quale vernicio i miei pensieri.

Non posso vedere le tue espressioni o sentire ancora il tuo abbraccio, ma tutto è statico, nei ricordi. Son stata fortunata nell’averti come genitore.

Perché adesso, se io mi sento ricca, è grazie a te. Adesso lo so.

Per aver avuto sempre qualcosa da imparare. Ricca per aver ricevuto sempre e costantemente la tua considerazione.

Sei come le stelle. Hai espanso la tua luce molto prima di poterla realmente vedere.

Son convinta che nella mia immortalità avrò ancora lo spazio del mio tempo con te.

Non so, dove stai adesso, ma non m’importa.

Perché so che alla fine arriverò da te, accanto a quella luce particolare che diffondi.

Quella che mi setaccia il cuore e modifica la vita.

Quella che adesso vive in me.

 

 

DISTRATTA

SILENZIO E VUOTO

 

Han detto che sei scomparso per amarezza. Ma che ne sanno loro.

Io sì. Io sì che so.

In te albergava meno infelicità di quanta ce ne sia in chi si ricorda di te. Sei scomparso, perché tentavi di trovare la gratificazione, arrischiando di trovare il nulla. Dovrò attendere il mio turno per conoscere ciò che hai trovato te. O se mi aspettano silenzio e vuoto. Chiunque ti ha conosciuto ripassa ogni tuo atto al bagliore dell’ultimo, parlando di te si avviano dalla fine, per poi risalire nel tempo. Nessuno mai che raccontasse cominciando dall’inizio. E allora ecco che l’atto finale è divenuto quello fondante. 

Tutte cazzate.

Quel tuo istante finale ha mutato la tua vita. Ma solo ai loro poveri occhi.  

Ai miei è tanto inaccettabile da partorire in me l’alienazione di credere nella tua eternità.

 

 

 

DISTRATTA

 

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SILENZIO E VUOTO

 silenzio

 

Han detto che sei scomparso per amarezza. Ma che ne sanno loro.

Io sì. Io sì che so.

In te albergava meno infelicità di quanta ce ne sia in chi si ricorda di te.

Sei scomparso, perché tentavi di trovare la gratificazione, arrischiando di

trovare il nulla.

Dovrò attendere il mio turno per conoscere ciò che te hai trovato.

O se mi aspettano silenzio e vuoto.

Chiunque ti ha conosciuto ripassa ogni tuo atto al bagliore dell’ultimo,

fiatando di te si avviano dalla fine, per poi risalire nel tempo.

Nessuno mai che raccontasse cominciando dall’inizio.

E allora ecco che l’atto finale è divenuto quello fondante.

Tutte cazzate.

Quel tuo istante finale ha mutato la tua vita. Ma solo ai loro occhi.

Ai miei è tanto inaccettabile da partorire in me

l’alienazione di credere nella tua eternità.

 

 

DISTRATTA