BABBO

Ovunque tu sia.

Ho creduto che non ce l’avrei fatta a rinunciare a te per sempre. La tua morte è stata una perdita devastante. Un dolore impossibile da sopportare. Ci ho messo tanto a elaborare. A comprendere. A fare i conti con la realtà. Fino ad accettarla, anche. Mi hanno aiutato. E’ così che lentamente son risalita babbo, ancora una volta. Non accetto ancora, però adesso comincio ad apprendere, che la tua vita è stata un dono d’amore che mi ha fatto crescere.

ciao babbo, ovunque tu sia.

 

B.

Sei come le stelle

 

Succede, che la mattina, svegliandomi, riesco a sentire battere il cuore e sento che in me c’è anima. Ammiro il cielo e le cose stupende della vita (quelle rimaste), però quando chiudo gli occhi io vedo solo il tuo sguardo. Ecco che il mio pensiero è per te, babbo.

L’amore che mi hai dato mi ha cambiato la vita ed è l’impulso col quale vernicio i miei pensieri.

Non posso vedere le tue espressioni o sentire ancora il tuo abbraccio, ma tutto è statico, nei ricordi. Son stata fortunata nell’averti come genitore.

Perché adesso, se io mi sento ricca, è grazie a te. Adesso lo so.

Per aver avuto sempre qualcosa da imparare. Ricca per aver ricevuto sempre e costantemente la tua considerazione.

Sei come le stelle. Hai espanso la tua luce molto prima di poterla realmente vedere.

Son convinta che nella mia immortalità avrò ancora lo spazio del mio tempo con te.

Non so, dove stai adesso, ma non m’importa.

Perché so che alla fine arriverò da te, accanto a quella luce particolare che diffondi.

Quella che mi setaccia il cuore e modifica la vita.

Quella che adesso vive in me.

 

 

DISTRATTA

FINO ALL’ANIMA

Stamani non lo so, c’è qualcosa di strano che non so. L’aria puzza di scirocco e la luce che questo giorno esala è inconciliabile con quella dei miei occhi. Ho chiamato appena sveglia. Ho chiamato subito dopo il primo caffè. Anche per lui è una giornata no, questa. La nausea lo accompagna dalle prime ore del mattino e schizzerei di gioia se, per una volta, avessi la certezza che tra poco passa. Credo invece che questa gioia non si presenti mai più. Ci sono dei momenti, durante la giornata, in cui mi chiedo se ci sia qualcuno che riesca a comprendere il valore della vita e la fortuna dell’esser sano. L’importanza di star bene. Se c’è la consapevolezza che ogni rito quotidiano, ogni semplice gesto banale e scontato possa essere per altri un’utopia, un qualcosa d’irraggiungibile, d’inverosimile ormai. Quando lascio la sua stanza, e sono sempre l’ultima a farlo, i suoi occhi mi penetrano fino all’anima. Son occhi tristi, dolorosi, impauriti, lucidi, fendenti. Lacerano ogni più piccolo millimetro della mia testa, della mia pelle, dei miei pensieri, del mio stomaco. E’ un sottile masochismo che mi concedo ogni volta che esco da lì. Voglio che quello sguardo sia solo per me e per nessun altro. Così, devastante e indissolubile. Domani starò con lui qualche ora in più. Da sola. Domani partirò da sola. Perché sento che quelle ore a breve, non ci saranno più. Non voglio svegliarmi dopo con l’angoscia di non aver speso abbastanza tempo con lui. Utopia. Utopia anche questa. Perché so, che succederà lo stesso. Non gli porterò foto o disegni della piccola e nemmeno racconterò domani delle giornate che si trascorrono qui. Porterò solo me stessa e quello che io e lui siamo stati in tutti questi anni. I giorni passati. Il nostro vissuto. Voglio strappargli un sorriso invocando quelle cose che gli ho tenuto nascosto fin da bambina. Domani questo gli vorrò portare. Domani questo mi vorrò concedere. 

 

DISTRATTA 2009

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LINFA VITALE (adesso rientro sul mio scoglio)

 

Stamani la trasformazione totale di me stessa… però te lo dovevo sai. E’ stato, sotto un certo punto di vista, anche divertente. Se non ridicolo. Ho gettato sul letto i miei inseparabili diesel e la metamorfosi di me stessa ha preso vita. Il vestitino di Armani che fa tanto “perbene”, un po’ di tacco, i capelli raccolti, l’inerente e fedele portatile sottobraccio et voilà. Son partita. Stavolta ho abbandonato sullo scoglio il fuoristrada e ho guidato la tua macchina. Ricordo ancora il tuo sorrisetto compiaciuto quando un anno fa la portasti a casa. Finalmente lo sfizio dopo una vita di lavoro. La guidavo e pensavo a questo stamani e a quanto te la sia goduta poco. Come la vita stessa, del resto. Ho messo su la tua musica, quella che hai lasciato dentro, il cd suonava Paolo Conte e mentre guidavo, ascoltavo e riflettevo. Riflettevo di come quest’avvocato di mezz’età ci abbia accompagnato nel corso della vita con le sue note ironiche e fendenti in tutte queste situazioni di merda. Ho bussato, c’era silenzio. Ho bussato ancora e fatto il mio ingresso. Stupore di tutti, babbo e forse anche un po’ mio. Al tuo posto c’era il vice, quello da te scelto un tempo, quando stavi bene, quanto te eri te, quello che doveva sostituirti se te non potevi o non volevi. Ricordo chiedevano, negli ultimi giorni del tuo vivere, che tu scegliessi un nuovo presidente per risolvere i problemi nel caso che tu, avessi ritardato il tuo rientro. Hai giocato d’astuzia e intelligenza fino in fondo. La stessa che ti ha sempre contraddistinto dalla massa. Da tutti loro. Dicesti che tu eri e tu restavi. Sapevi perfettamente che non saresti mai più uscito da lì, da quella stanza, ma avevi già preso tutto in considerazione.

Adesso mi rendo conto che niente hai lasciato in sospeso, hai pensato a tutto anche alla più piccola cosa. Ecco la meraviglia del gruppo stamani. Nessuno aveva valutato che te avevi scelto me, e in realtà nemmeno io babbo. Proprio no. Sono consapevole dei miei limiti, tu invece non lo sei mai stato, hai sempre avuto fiducia e stima di me. Ma so che quello raffigurato stamani non è il mio mondo. Però mi sono presentata e ti faresti una grassa risata se io adesso potessi raccontarti l’espressione sbalordita delle loro facce. In ogni modo, è andata.

Faccio rientro al mio scoglio ora. Riprendo quella che sono, quello che mi appartiene da sempre. Rimpatrio tra le mie piante, i miei colori, le mie tele, i miei tramonti silenziosi. Ritorno alla mia sabbia fine, alle mie notti bianche, ai miei jeans e agli stivali ignoranti, al mio mare in tempesta e alla pace che regna sovrana. Riconsegnandomi al mio mondo e al sorriso di mia figlia. Unica linfa vitale di tutto quel caos che io sono.

 

 

DISTRATTA2010

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INDISSOLUBILE

 

Prima che la notte ingerisca questo respiro

nel tramaglio delle mie inquietudini

chiedo al cielo di vegliare sul tuo sonno eterno

affinché sia sereno come una favola.

Buon Compleanno babbo.

Amico mio e fedele maestro di vita.

 

B.

 

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QUARANT’ANNI

 

1973

Distratta bambina

 

E mi ritrovo a quarant’anni

a fare a pugni con i miei danni ..

ogni notte la stessa storia

riemerge quel passato

di poca gloria.

Quella bambina che sorrideva felice

risorgerà donna poi ..

come un’araba fenice.

In questo tempo

ne ho viste di tutti i colori ..

affrontando poche gioie

e parecchi dolori.

Non mi son fatta mancar nulla ..

credo dai tempi della culla.

E mi rivedo ragazzina ..

era duro alzarsi ogni mattina

quando le amiche dormivan fino a mezzogiorno ..

io alle cinque affrontavo il mondo.

IL LAVORO NOBILITA L’UOMO ..

diceva quel padre bello

dal cuore buono.

E così andavo avanti

a denti stretti e muso duro ..

inconsapevole del mio futuro.

Tanti i miei cambiamenti ..

di pari passo con i tormenti.

Ho perso due anelli della mia catena

smarriti come monete ..

nella rena.

Quel babbo buono dolce e onesto

ingoiato dalla notte troppo presto

quel fratello bello e aitante

è l’altro mio cerchio mancante ..

Son cose che ti segnano per sempre

non le cancelli mai ..

dalla tua mente.

Poi finalmente arriva l’alba chiara

e della notte resto ignara

guardo mia figlia bella come il sole

e splendide ..

scorrono le ore.

Poi però tornerà ancora notte

e so che col passato ..

farò di nuovo a botte

 

 

DISTRATTA