LINFA VITALE

MERAVIGLIOSO (rewind)

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Se solo penetro

nei tuoi sogni nascosti

meraviglioso parli alla mia fantasia

in questo infinito mistero.

Sei uomo o sogno?

Con il sole ti svegli

affascinante in quel tuo sorriso radioso

per poi a notte fonda tornare,

malizioso,

in fragili e coinvolgenti speranze

ad accarezzarmi di baci.

Sei la vita che vive

come una stella che scaglia

impetuosa i suoi raggi.

Raggi diafani che frugano distratti

e sfiorano stentatamente

i precisi contorni della realtà.

Stella del cielo che non basta a se stessa,

ma che invece sconfina oltre i limiti oscuri

d’ogni cieco egoismo,

regalando colore agli istinti.

Hai appreso l’amore che vuol dire capire

Ho appreso l’amore,

dove è bello osservarci dormire nella vita che vive.

Sei uomo o sogno ?

 

DISTRATTA

 

 

Claudiamore

Tu sulle mie spalle sotto i mille castagni  

e le tue piccole mani strette nelle mie 

camminando unite verso casa.

Tutto il mondo sta già sotto di te, amore mio.

Sentiti al sicuro, non ti farò cadere, stanne certa.

E quando la sera ti senti stanca,

sprofonda la faccia contro le mie spalle.

Ci sono le mie braccia a circondarti.

Sono l’ombrello che ti ripara dalla pioggia.

Raggomitolati  sotto la mia maglia.

Appoggiati a me quando scende la notte.

Sentiti sicura e protetta.

Spazzo via io le tue paure, le ombre sulla parete,

i fantasmi e il buio. Sono io la tua luce.

Aggrappati a me, che tutto piglia il giusto spessore.

Sono io il tuo scudo. Contro tutto, contro tutti.

Mi rimpiccolisco ora alla tua misura

e a dismisura, pari al tuo crescere,

mi allargherò.

Sentiti sempre ricca, tu che puoi,

di questo mio amore

incomparabile e senza riserve,

che solo tu sei capace a estrapolare.

Sentiti sempre ricca.

Come lo sono io guardando nei tuoi occhi

belli come il mare, unici da amare.

 

La tua mamma distratta

 

I DONI DELLA RICERCA

AIRC

I DONI DELLA RICERCA

 

SABATO 10 NOVEMBRE  

Sabato 10 novembre i Comitati Regionali AIRC e i nostri volontari ti aspettano in numerosi comuni italiani. Con una donazione di 10€ riceverai una speciale confezione di cioccolatini Lindt creata appositamente per AIRC.

Un piccolo dono alla ricerca che ci aiuterà a dare energia al lavoro dei ricercatori.

 

CERCA LA PIAZZA PIÙ VICINA A TE 

AIRC

LINFA VITALE (adesso rientro sul mio scoglio)

 

Stamani la trasformazione totale di me stessa… però te lo dovevo sai. E’ stato, sotto un certo punto di vista, anche divertente. Se non ridicolo. Ho gettato sul letto i miei inseparabili diesel e la metamorfosi di me stessa ha preso vita. Il vestitino di Armani che fa tanto “perbene”, un po’ di tacco, i capelli raccolti, l’inerente e fedele portatile sottobraccio et voilà. Son partita. Stavolta ho abbandonato sullo scoglio il fuoristrada e ho guidato la tua macchina. Ricordo ancora il tuo sorrisetto compiaciuto quando un anno fa la portasti a casa. Finalmente lo sfizio dopo una vita di lavoro. La guidavo e pensavo a questo stamani e a quanto te la sia goduta poco. Come la vita stessa, del resto. Ho messo su la tua musica, quella che hai lasciato dentro, il cd suonava Paolo Conte e mentre guidavo, ascoltavo e riflettevo. Riflettevo di come quest’avvocato di mezz’età ci abbia accompagnato nel corso della vita con le sue note ironiche e fendenti in tutte queste situazioni di merda. Ho bussato, c’era silenzio. Ho bussato ancora e fatto il mio ingresso. Stupore di tutti, babbo e forse anche un po’ mio. Al tuo posto c’era il vice, quello da te scelto un tempo, quando stavi bene, quanto te eri te, quello che doveva sostituirti se te non potevi o non volevi. Ricordo chiedevano, negli ultimi giorni del tuo vivere, che tu scegliessi un nuovo presidente per risolvere i problemi nel caso che tu, avessi ritardato il tuo rientro. Hai giocato d’astuzia e intelligenza fino in fondo. La stessa che ti ha sempre contraddistinto dalla massa. Da tutti loro. Dicesti che tu eri e tu restavi. Sapevi perfettamente che non saresti mai più uscito da lì, da quella stanza, ma avevi già preso tutto in considerazione.

Adesso mi rendo conto che niente hai lasciato in sospeso, hai pensato a tutto anche alla più piccola cosa. Ecco la meraviglia del gruppo stamani. Nessuno aveva valutato che te avevi scelto me, e in realtà nemmeno io babbo. Proprio no. Sono consapevole dei miei limiti, tu invece non lo sei mai stato, hai sempre avuto fiducia e stima di me. Ma so che quello raffigurato stamani non è il mio mondo. Però mi sono presentata e ti faresti una grassa risata se io adesso potessi raccontarti l’espressione sbalordita delle loro facce. In ogni modo, è andata.

Faccio rientro al mio scoglio ora. Riprendo quella che sono, quello che mi appartiene da sempre. Rimpatrio tra le mie piante, i miei colori, le mie tele, i miei tramonti silenziosi. Ritorno alla mia sabbia fine, alle mie notti bianche, ai miei jeans e agli stivali ignoranti, al mio mare in tempesta e alla pace che regna sovrana. Riconsegnandomi al mio mondo e al sorriso di mia figlia. Unica linfa vitale di tutto quel caos che io sono.

 

 

DISTRATTA2010

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E’ scomparso il professor Mario Guazzelli

Fondatore della Psicologia clinica a Pisa ha lasciato il suo segno nel campo della psichiatria, della psicologia clinica e della ricerca neuroscientifica, animato da un profondo desiderio di conoscere la mente umana, che ha tentato di cogliere nella sua ricchezza, senza privilegiare un aspetto rispetto agli altri, e convinto che non potesse essere separata dal mondo naturale

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Ieri mattina è morto Mario Guazzelli, psichiatra, ordinario di Psicologia clinica all’Università di Pisa e direttore dell’omonima Unità operativa dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.

Mario Guazzelli, nato a Castagneto Carducci nel 1948, si è laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria a Pisa. Ha svolto ricerca con il professor Irwin Feinberg, negli Stati Uniti, dove ha lavorato nel campo della Medicina del Sonno, e ha iniziato a coltivare l’idea che la psichiatria dovesse aprirsi alle neuroscienze, e arricchirsi della possibilità di un’indagine non soltanto del vissuto soggettivo, ma anche della fisiologia del sistema nervoso centrale. Nel 1991 ha avuto l’incarico di insegnamento per la prima cattedra di Psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa.

Convinto che “le neuroscienze avessero avvicinato il versante biologico a quello psicologico”, riteneva però che la dimensione psicologica fosse “l’invisibile” per definizione, e rifuggiva da tentazioni riduzionistiche: “misurare le attivazioni cerebrali non è vedere un pensiero, un’emozione, un’intenzione … la nuova frontiera neurobiologica ha aggiunto un elemento, non ha scalzato tutti gli altri, e soprattutto non ha sostituito la certezza propria dell’atteggiamento prescientifico rispetto al modo in cui l’individuo si percepisce”.

Mario Guazzelli ha lasciato il suo segno nel campo della psichiatria, della psicologia clinica e della ricerca clinica e neuroscientifica, animato da un profondo desiderio di conoscere la mente umana, che ha tentato di cogliere nella sua ricchezza, senza privilegiare un aspetto rispetto agli altri, e convinto che non potesse essere separata dal mondo naturale.

Per Guazzelli la mente è nel corpo, e avvertiva i filosofi che “se al limite si può immaginare un ‘atto’ cognitivo senza la partecipazione del corpo … senza il corpo la palpitazione d’amore che ci prende quando incontriamo o immaginiamo la persona amata o il disgusto che ci danno l’odore e la vista di un corpo in putrefazione non possono essere nemmeno concepiti”. Individuava quindi nelle emozioni l’anello di congiunzione tra mente, esperienza vissuta, e corpo, e allo studio della vita emotiva si è dedicato con passione sia nella ricerca teorica, che nella relazione, intensa, con i pazienti: “sono soprattutto le esperienze dei pazienti che fanno pensare e sollecitano la riflessione … dai loro vissuti abbiamo imparato ad apprezzare molte delle possibili coloriture che assume il mondo emotivo nella malattia”.

Guazzelli ha sostenuto con forza l’esistenza di una discontinuità tra l’esperienza emotiva fisiologica e quella patologica: “quando le emozioni si deformano … perdono la capacità di fornire orientamento al progetto esistenziale dell’agire. L’ira, la rabbia, il furore già per l’eroe greco erano cattivi consiglieri … il dialogo con il paziente non solo conferma la validità delle narrazioni mitologiche, ma ripropone ogni volta che gran parte della funzione psicoterapeutica consiste proprio nel rendere possibile la dilazione, nell’inserire una pausa tra sentire e agire in modo che l’emozione possa ritornare il motore di un’azione progettualmente fondata.” Credeva che il limite non fosse nell’intensità dell’emozione, ma nella perdita del valore adattivo dell’emozione, e riteneva che sia l’approccio neuroscientifico, che quello psicopatologico classico convergessero su questo punto.

Mario Guazzelli era uomo di pensiero e d’azione, capace di tenere le fila di tante esperienze diverse in ambito didattico, di ricerca, e clinico. Ha istituito e attivato il Corso di Laurea in Terapia Occupazionale, quello in Scienze e Tecniche di Psicologia della Salute e quello magistrale di Psicologia Clinica e della Salute di cui era attualmente presidente. Convinto della necessità di una riabilitazione precoce nei disturbi mentali, ha creato la Fondazione IRIS (Istituto per la Riabilitazione e l’Integrazione Sociale), con lo scopo di sviluppare programmi di riabilitazione individuali a partire dai risultati delle ricerche scientifiche. Ha creato, a Pisa, il centro di Medicina del Sonno, di cui era uno dei massimi esperti.

Era sempre impegnato, eppure quando riceveva una persona lasciava la fretta fuori della porta, ascoltava e discuteva con calore e ironia. E sapeva esserci anche quando non c’era, seguendo con attenzione il percorso dei suoi pazienti, dei suoi allievi, dei suoi collaboratori, e facendosi sempre trovare quando sapeva o intuiva che c’era bisogno di lui.

DELUSA

 

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. 

Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita,

una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno

o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. 

La vittima di un’ingiustizia che non ti aspettavi, di un fallimento che non meritavi. 

Ti senti anche offesa, ridicola, sicché a volte cerchi la vendetta.

 Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado si accompagna alla gioia

 e che spesso costa più del perdono.

 

E TE, MI HAI DELUSA ABBASTANZA.

 

 

DISTRATTA

 

 

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