ARTE POETICA

Casa sul mare

 

Il viaggio finisce qui:

nelle cure meschine che dividono

l’anima che non sa più dare un grido.

Ora i minuti sono eguali e fissi

come i giri di ruota della pompa.

Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.

Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

 

Il viaggio finisce a questa spiaggia

che tentano gli assidui e lenti flussi.

Nulla disvela se non pigri fumi

la marina che tramano di conche

I soffi leni: ed è raro che appaia

nella bonaccia muta

tra l’isole dell’aria migrabonde

la Corsica dorsuta o la Capraia.

 

Tu chiedi se così tutto vanisce

in questa poca nebbia di memorie;

se nell’ora che torpe o nel sospiro

del frangente si compie ogni destino.

Vorrei dirti che no, che ti s’appressa

l’ora che passerai di là dal tempo;

forse solo chi vuole s’infinita,

e questo tu potrai, chissà, non io.

Penso che per i più non sia salvezza,

ma taluno sovverta ogni disegno,

passi il varco, qual volle si ritrovi.

Vorrei prima di cedere segnarti

codesta via di fuga

labile come nei sommossi campi

del mare spuma o ruga.

Ti dono anche l’avara mia speranza.

A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:

l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

 

Il cammino finisce a queste prode

che rode la marea col moto alterno.

Il tuo cuore vicino che non m’ode

salpa già forse per l’eterno. 

 

(E. Montale)

essere felice

 

Tu al mio fianco sulla sabbia

sei sabbia.


Tu canti e sei canto.

Il mondo è oggi la mia anima 
canto e sabbia.

Il mondo oggi è la tua bocca

lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia essere felice.

Essere felice perché sì

perché respiro e perché respiri.


Essere felice perché tocco il tuo ginocchio


ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo e la sua freschezza.


Oggi lasciate che sia felice.

Io e basta.

Con o senza tutti.

Essere felice con l’erba e la sabbia.

Essere felice con l’aria e la terra.

Essere Felice.

 

(Pablo Neruda)

IO DI PIÙ NON POSSO DARTI.

Non sono che quello che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposato a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.
Ah, come vorrei essere vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
– collana, profumi, seta antica –
di cui se senti la mancanza
domandi: “Ah, ma dov’è?”
Ah, e come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu ti innamorassi.
Ma non sono che quello che sono.
 
 (Pedro Salinas)

QUELLO CHE TI CHIEDO

 

Non importa che non ti abbia,

non importa che non ti veda. 


Prima ti abbracciavo, prima ti guardavo,

ti cercavo tutto, ti desideravo intero. 


Oggi non chiedo più né alle mani, né agli occhi,
 le ultime prove. 


Di starmi accanto
 ti chiedevo prima, 


sì, vicino a me, sì, 
sì, però lì fuori. 


E mi accontentavo di sentire che le tue mani mi davano le tue mani, 


che ai miei occhi
 assicuravano presenza. 


Quello che ti chiedo adesso è di più,

molto di più, che bacio o sguardo: 


è che tu stia più vicino a me,

dentro. 


Come il vento è invisibile, pur dando la sua vita alla candela. 


Come la luce è quieta, fissa, immobile,

fungendo da centro che non vacilla mai

al tremulo corpo di fiamma che trema. 


Com’è la stella, presente e sicura, 


senza voce e senza tatto,

nel cuore aperto, sereno, del lago. 


Quello che ti chiedo è solo che tu sia anima della mia anima, 


sangue del mio sangue dentro le vene. 


Che tu stia in me come il cuore mio che mai vedrò,

toccherò 


e i cui battiti non si stancano mai 


di darmi la mia vita fino a quando morirò. 


Come lo scheletro, il segreto profondo del mio essere,

che solo mi vedrà la terra, 


però che in vita è quello che s’incarica di sostenere il mio peso, 


di carne e di sogno, di gioia e di dolore 


misteriosamente 


senza che ci siano occhi che mai lo vedano. 


Quello che ti chiedo

è che la corporea 
passeggera assenza, 


non sia per noi dimenticanza,

né fuga, né mancanza:

ma che sia per me


possessione totale dell’anima lontana,

eterna presenza.

 

 

(P. Salinas)

CI SONO NOTTI CHE NON ACCADONO MAI

 

Ci sono notti che non accadono mai

e tu le cerchi

muovendo le labbra.

Poi t’immagini seduta

al posto degli dèi.

E non sai dire dove stia il sacrilegio:

se nel ripudio dell’età adulta

che nulla perdona

o nella brama d’essere immortale

per vivere infinite

attese di notti che non accadono mai.

  

Alda Merini  

 

 

mi manca solo che accada qualche notte ancora  

B. 

TU VIVI SEMPRE NEI TUOI ATTI

 

Tu vivi sempre nei tuoi atti.

Con la punta delle dita sfiori il mondo.

Gli strappi aurore, trionfi, colori, allegrie: è la tua musica.

La vita è ciò che tu suoni.

Dai tuoi occhi solamente emana la luce che guida
i tuoi passi.

Cammini fra ciò che vedi. Soltanto.

E se un dubbio ti fa cenno a diecimila chilometri,

abbandoni tutto, ti lanci su prore, su ali, sei subito lì;

con i baci, coi denti lo laceri:
 non è più dubbio.

Tu mai puoi dubitare. Perché tu hai capovolto 
i misteri.

E i tuoi enigmi, ciò che mai potrai capire,

sono le cose più chiare: la sabbia dove ti stendi,

il battito del tuo orologio e il tenero corpo rosato


che nel tuo specchio ritrovi ogni giorno al risveglio,


ed è il tuo. I prodigi
 che sono già decifrati.


E mai ti sei sbagliata, solo una volta, una notte che t’invaghisti di un’ombra

– l’unica che ti è piaciuta –

Un’ombra pareva.

E volesti abbracciarla. Ed ero io.

 

 

(Pedro Salinas)

COME SETA ARCAICA

 

Quella tenerezza

mi offrì la tua mente

finché una fiamma sottile

mi cadde sulla pelle.

D’allora

tutto stazionò in me

fluendomi tra le vene

e quei soffi d’emozione

mi lambiscono tuttora

accarezzandomi

come seta arcaica

sfociando nei miei taciti pensieri

adagiandosi,

con amabile martirio.

Il respiro di te

mi ruba alla notte.

Così di te

e di questo folle amore

posso soffocare.

 

 

  

DISTRATTA 

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