Il regno del tricheco psichedelico

I fili elettrici disuniti e quell’acqua piovana

che stagnava dal tetto,

eran quelli i nostri fuochi d’artificio.

Senza dire nulla galleggiavamo sulla stessa onda

vagando assorti in pensieri semplici.

Mi scrivevi sulle vene

per far scorrer meglio l’opaco furore

da ossequiare come una reliquia

sul nostro talamo nuziale.

Ti carezzavo quei capelli che mi privavano del tuo sguardo

e mi nutrivo del tuo sentirsi così acceso

mentre contavi le mie parole

come fiocchi di neve

la tua pelle raggelare.

Brividi.

 

Era un dolce canto,

la tua voce sospirava

racchiudendo in sé i tuoi seni bianchi.

Stanca si poggiava la tua mente nella mia

come un cuscino la mia anima ti accoglieva

congedandosi dagli incubi del bambino che tu rassicuravi.

Un dolce bacio smuoveva

il lento fruscio dei sospiri

che s’andavano ad incastrare

come lettere nella parola amare.

Fuori pioveva ma in mezzo a noi tutto rischiarava.

Sorrisi.

 

Fuori…

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