Il regno del tricheco psichedelico

I quadri storti e la mente contorta.

Le velate grazie e le ciglia che si ammorbidiscono all’intrecciarsi delle labbra.

La cortesia e la speranza dell’ingiusto.

Quel saluto per strada senza nome.

La stagione delle pesche e la foto che la ricorda.

Le penne sparse e le vene aperte a respirare meglio

con lo sguardo assorto nel deserto di te stesso.

Vaghi senza fiato e senza forze dove splende meno

il fetido odore delle persone.

Dove, le fronde degli alberi piangono solitarie

e le vecchie masticano e sputano tabacco.

Le attenzioni e i malumori, i segreti e le espiazioni,

le comunioni, le sembianze dei sogni tuoi,

le anime, le sfere, i ricordi venduti alle nuove generazioni,

le scarpe rotte e le ginocchia sbucciate, le fetide amare e chiassose parole,

le mani strette attorno al tuo cazzo

le pieghe sul letto disfatto

quando solo rimani

quando fuori albeggia che la tua vita…

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