IO, TE E GAUGUIN

 

Come un flashback ricordo Roma e quella galleria. Si e no un centinaio di opere. Finalmente le sue. I dipinti, gli schizzi e quei busti testimoniavano il tratto così raffinato, lieve, delicato. Spiccò in me immediatamente quel suo magico vagheggiare. Il richiamo alla cultura, gli infiniti mutamenti di quella pittura diluita all’esotico, così colta e così diversa. Inconsapevolmente mi trovai a ripercorrere astrattamente quell’infinito paradiso e quell’idea di assenza… Come un flashback, oggi ricordo cos’è l’emozione e ancor di più l’eccitazione.

E la conseguente percezione di vuoto.

 

 

DISTRATTA 

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5 comments

  1. Che meraviglia Gauguin e il suo esotismo, le sue donne così vere e così lontane al tempo stesso. La sua fuga, i suoi abbandoni (la famiglia, il lavoro, gli amici), le isole marchesi. Gli ho sempre invidiata quella sua forza di rinnovamento e di fuga messa poi in atto (anche se col tempo, immagino sempre più che la sua era in realtà una grande forma di egoismo). Forse la sua fuga dalla realtà mirava proprio a compensare la percezione di assenza e di vuoto che la vita francese (la sua, quella fatta di quotidianità) gli offriva. Qualunque sia la tua emozione, seppur dolorosa, non può che essere bella nella contemplazione di tanta arte 😉

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