SE QUESTO E’ UN UOMO

 

Quest’anno è passato presto. L’anno scorso a quest’ora io ero un uomo libero: fuori legge ma libero, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e alle leggi che governano l’agire umano; e inoltre alle montagne, a cantare, all’amore, alla musica, alla poesia. Avevo un enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l’avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza. Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere…

 

(se questo è un uomo)

 

 

 

9 comments

  1. E’ un libro drammatico ma splendido, il racconto della sua vita quotidiana nel campo di concentramento, delle sensazioni delle scelte obbligate per sopravvivere….. Un libro che rimane nel cuore e nella mente. Un caro saluto Dis.

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  2. La grandezza di Levi è nel ricordarci che il confine tra la vita e l’esproprio di essa da parte di altri uomini è sempre presente nel mondo. In gradi diversi quella libertà, anche di liberamente soffrire per sé, viene tolta, finché restano solo involucri di dolore. E ci saranno sempre negazionisti. Lavorare sulla belva e riportarla all’umano dovrebbe essere la missione del mondo e invece in nome delle convenienze tutto si giustifica.
    Grazie per aver riportato l’uomo al centro dell’attenzione.

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    1. Voi che vivete sicuri
      Nelle vostre tiepide case,
      voi che trovate tornando a sera
      Il cibo caldo e visi amici:
      Considerate se questo è un uomo
      Che lavora nel fango
      Che non conosce pace
      Che lotta per mezzo pane
      Che muore per un sì o per un no.
      Considerate se questa è una donna,
      Senza capelli e senza nome
      Senza più forza di ricordare
      Vuoti gli occhi e freddo il grembo
      Come una rana d’inverno.
      Meditate che questo è stato:
      Vi comando queste parole.
      Scolpitele nel vostro cuore
      Stando in casa andando per via,
      Coricandovi alzandovi;
      Ripetetele ai vostri figli.
      O vi si sfaccia la casa,
      La malattia vi impedisca,
      I vostri nati torcano il viso da voi.

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  3. Credo che le parole acquistino un senso ancora più profondo per chi ha avuto l’occasione di vedere di persona i lager e immaginare almeno un pò il tipo di vita che li dentro era possibile!
    Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, io ci sono stato, e la domanda alla quale non sono riuscito a dare risposta è come sia possibile che l’uomo riesca a compiere, pianificandole, certe barbarie che nemmeno la peggior bestia saprebbe fare.
    Ma forse quelli non si possono proprio chiamare uomini.
    Ciao cara Dis, pure all’amica Ivana!

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